Io David
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Toscano, classe 1952, ha lavorato dieci anni a Firenze alla Biblioteca Nazionale. Artisticamente nasce con la generazione dei cantautori degli anni Settanta: pubblica dischi e compone canzoni in quegli anni abbastanza ...continua
Category: BLOG Published on Tuesday, 13 March 2012 14:08
Domenica 29 gennaio 2012 intorno alle 24.30.cioè appena entrati nel lunedì 30, all'altezza di Fabro in autostrada diretto a Roma, ove la mattina stessa alle 9 avrei dovuto testimoniare nel processo contro Lande da me denunciato per truffa nella cosiddetta faccenda dei Parioli, mi si para davanti nella notte una gomma intera, perduta da un camion, mozzo compreso: un oggetto di un paio di metri di diametro e alto circa 50 centimetri. Impossibile evitarlo, e per fortuna che vado piano: lo centro, l'auto si impenna, sussulta come un aereo colpito dalla contraerea, e mentre penso che sembra proprio un aeroplano rimbalzo a terra ma non mi ribalto, e guadagno stridendo la corsia di emergenza. Portiera bloccata, esco dall'altra parte, ruota esplosa, mozzo storto, carlinga squarciata, insomma niente male. Mentre chiamo il 113 e comunico il disastro, un altro schianto: la ruota fantasma aveva centrato un'altra macchina, che ululando barcolla a una cinquantina di metri da me. Capisco che la ruota assassina è in agguato nel buio come una mina, e sto all'occhio: possibile che mi prendano accostando.
Terzo colpo: un furgone, che plana centrato al ventre oltre il secondo carro. Poi arriva la polizia che rimuove l'ostacolo: un ultimo scoppio di gomma nella carreggiata parallela, probabilmente una scheggia che ha minato il pneumatico di un camion. Scopriamo che una betoniera, ferma un kilometro più avanti, ha perso di botto due ruote. Il giovane autista, un operaio, ha chiamato subito avvertendo. In sostanza, sarei morto ( e forse non io solo) per una trascuratezza di non si sa chi, che ha fatto sganciare due ruote da un mezzo guidato da una persona mite e simpatica.
La cosa mi fa riflettere, nelle 5 ore che passano dal colpo al passaggio per Roma: sicuramente tra le molte cose che penso c'è anche quella che Lande me l'abbia tirata, ma fortunatamente come dice Vergassola il Vodoo non è una scienza esatta. Oppure - penso rivivendo l'apparizione dell'ostacolo, che si è fissata nella memoria - sono morto come capita nei film: e la lampada del dentista che mi accieca dall'alto è in realtà quella della sala operatoria, anche il processo è un sogno, il presente che sto vivendo è il sogno di un infermo, eccetera.
QUI INIZIA IL RAGIONAMENTO SULLO SCUDO, E DEI SUOI COROLLARI ETICI.
Questa serie di eventi, fortemente simbolici come fossero figure della carte (la Ruota, l'Incidente, il Processo), mi mettono inevitabilmente al centro di un racconto; che da privato diventa anche pubblico quando, in una progressione suggestiva, leggo sui giornali commenti al processo in corso, nei quali divento oggetto di giudizi opinioni e riflessioni molteplici, interpretando in questi giudizi vari ruoli, dal gonzo truffato dall'astrologo, al detrattore di Berlusconi che fa le stesse cose dell'oggetto del suo scherno, al comunista milionario che porta i soldi all'estero. Il giudizio sul mio operato va a coinvolgere sistemi ideologici, schieramenti politici, eredità morali: e il tutto si innesta in un clima nel quale il problema dell'etica fiscale torna con rinnovato vigore all'attenzione, mettendo sulla ribalta la figura dell'evasore come uno dei responsabili della crisi nazionale. E il processo, aprendo uno squarcio interessante sul costume nazionale in relazione all'uso del denaro, racconta le molte facce di questa evasione che si regolarizza nel famoso scudo, in un appetitosissimo corteo di cantanti, sacerdoti, principesse, che sembra una corte dei miracoli piuttosto sciatta di furbetti e miserabili arricchitisi a ufo.