Fa caldo

Fa caldo. E nell’estate 2015 (densa, importante, quasi fatale) metto in fila una serie di metrici ragionamenti, su temi a volte suggeriti da altri (Maurizio Boldrini per le “Case del Popolo”), a volte dalle colonne dei giornali (“Eros e Demografia”). Mi riprometto altresì di continuare la serie dei song sui mesi, i canti son pronti ma il filmaggio va a rilento. Però tutto sommato procedo, e me ne compiaccio. Complimenti! Grazie. (Faccio tutto da solo, e va bene così). Fa molto caldo.

Eros e Demografia

“La demografia non è una favola, è una scienza: senza l’immigrazione ci avvieremmo ad una lenta ma irreparabile scomparsa. Quanti dei nostri concittadini ne sono consapevoli?”
24.6.15, Corriere, Ernesto Galli della Loggia

Ci suggerisce Galli della Loggia
che in tutta Europa, da Berlino a Foggia,
s’abbia una crisi di demografia:
per cui, signora mia,
l’immigrato rinsangua, o si soccombe.
Per evitar la tomba,
l’Europa ha da pensarsi meticciata:
e quindi, fecondata.
Naturalmente con regole attente,
come ci illustra Ernesto chiaramente.

Letto l’articolo, immediatamente
accesi l’ingranaggio,
onde per cui composi questo carme,
di cui propongo un saggio.
Signori miei, che cosa vi ricorda
questa compatta trasmigrazione,
questo liquido sciame di persone,
che spuma ai Balzi Rossi sulla riva?
Anime alle deriva,
ultimi testimoni di un viaggio

che sale da profondità selvagge,
da scosse indecifrabili di rabbia,
e il desiderio vola sul deserto,
mille ne uccide il vento della sabbia,
infine il mare aperto;
dei rimanenti, molti li sprofonda
l’atarassia dell’onda:
fino a quando, nel golfo della riva,
batte la vita che è rimasta viva,
l’abbraccia e la feconda.

Cronaca quotidiana, che rimanda
– nella fisiologia di tanto evento –
a un lessico, che inevitabilmente
è il lessico della fecondazione:
mille semi, la stessa vocazione:
riprodurre la specie. Gioventù,
istinto primigenio, selezione
dai molti ai pochi; partire a milioni
per arrivare in cento, che in virtù
di quel coraggio che li lascia vivi,

risultano i più forti e i più aggressivi.
Il sesso, in fin dei conti, è un arrembaggio:
si incastrano i navigli,
e si mischia gridando l’equipaggio,
per cui nascono i figli:
e quindi si rinfranca,
in virtù del violento desiderio
dell’africano disperato imperio,
la sensuale e stanca
grande bellezza dell’Europa bianca.

Che vive in una banca,
e da femmina seria si dispone
alla riproduzione:
sceglie caratteristiche e criteri
per eleggere i padri,
e li vuole selvatici ma seri,
forti e lascivi, però mica ladri.
Quindi, leggi severe,
scuola di canto e di belle maniere,
che riprodursi costa quel che costa:

s’ha da Pagar le imposte,
ed abbassar le creste,
salvare i tremolanti pensionati
pagando i contributi
coi quali i pensionati tremolanti
paghino le badanti:
render fiato al respiro e sangue al cuore
e riattivare il giro virtuoso
del denaro, l’eterno seduttore,
primo motore misericordioso

che li accoglie operoso,
benedicendo il bianco come il nero
nel santo ministero
del grembo della Chiesa Universale.
Ricomponendo in questa visione
mercato e religione,
e rinnovando nella capitale
l’anima dell’Impero
che si diffonde da Berlino a Foggia,
come ci dice Galli della Loggia.

…Scenderemo alle terme, con in braccio
un filone di pane
che costa quanto il gemito selvaggio
di quelle nigeriane:
mentre le nostre magrule cugine
torbide e dissennate
si avvinghieranno a giovani emigrati,
ignude e scarmigliate
in triclini dorati, tatuate
di sfingi bizantine;

rinascerà tra rondini e campane
l’Urbe che resse il mondo,
vedremo risalire dall’immondo
abisso delle metropolitane
l’anima di ogni razza,
violenta ed impudica,
e nella quotidiana
battaglia tra vecchiaia e giovinezza
rifiorirà la parentela antica
tra potere e bellezza;

Venere e Marte stretti nell’amplesso
di un unico destino
di Roma che raccoglie guerra e sesso
sotto un Papa argentino.


L’Unità, più o meno restaurata, pubblicò in luglio un servizio sulle case del popolo. Richiesto di un pensierino, pensai che ci stavan bene delle ottave. Furono pubblicate alla svelta, e senza rifiniture: questa è la versione più meditata.

Casa del Popolo

 

L’ultima volta che sono approdato
A una Casa del Popolo, fu ancora
a marzo, a Casellina. Ho accompagnato
un bel plotone di improvvisatori
cubani, gran poeti, che han sfidato
certi attori di un gruppo che lavora
sull’improvvisazione. Malattia
di chi improvvisa in prosa e in poesia.

Scorreva liscio il canto, andava via
Preciso, nel contesto che sostiene
La rima, l’assonanza, la magia
Dell’invenzione che trattiene insieme
Il pubblico e i cantori, in armonia
Con un ambiente che intendeva bene
che le cose del mondo, bianche o nere,
Messe in versi risultano più vere.

…Case del Popolo delle bandiere
Rosse nei campi, lucciole e sirene​​
che scintillavano nelle balere,​​
innamorate semplici ed oscene.​
E quel disio di rosse primavere
Che c’era in Berlinguer ti voglio bene,
E Bertolucci e Monni, che saranno
Chissà dove, e chissà che si diranno…

…Case del Popolo di Capodanno,
Con le tombole e gli ospiti speciali,
E con le lotterie che assegneranno
Lussureggianti premi vegetali
E a mezzanotte esatta brinderanno
I proletari e gli intellettuali
Tutti quanti riuniti in assemblea
Sotto il simbolo rosso dell’Idea…

…Case del popolo di Della Mea,
Di Giovanna Marini, dei concerti
Come fossero l’ultima trincea,
Fortini nella sabbia dei deserti,
Mentre si ritirava la marea
E crescevano i dubbi e gli sconcerti,
e le rose rimavano col pane
Cantando cose sudamericane…

…Case del Popolo medio padane,
Ballano attenti, stranamente assorti
Tra badanti rumene e lituane
Antichissimi giovani, risorti
Per le virtù di maghe danubiane.
E i suonatori se ne sono accorti,
Che stan ballando i balli più lontani
Dell’operaie con i partigiani ….

…Case del Popolo, nordafricani
Fumano sulla soglia, venditori,
Carovanieri di traffici strani.
E dentro, le assemblee dei cacciatori,
L’Arcicaccia e gli Amici dei Fagiani
In eterno conflitto, tra furori
Di bestemmie che incutono paura,
Capolavori di letteratura…

…Case del Popolo dell’avventura
Del secondo millennio, le promesse
Mancate, questo andare alla ventura
Tra catablepi, gnomi e baronesse,
interrogandosi sulla natura
dell’arcano “quid sit Rentianum esse?”
Quel senso di fastidio che ti piglia
Quando senti sfaldarsi la famiglia.

Casa del Popolo, che rassomiglia
Al popolo, la stessa malattia
Del popolo, che quando si scompiglia
implode in una tetra sciatteria,
finché degrada in torbida fanghiglia
quando gli viene meno l’Utopia:
e una volta perduta quella maglia
il Popolo diventa la Plebaglia.

Eppure quando s’accende la paglia
La fiamma scivola come una spada
Guizza nel corridoi, volando abbaglia,
e riconosce subito la strada:
E illumina la ignobile marmaglia
Di una sapienza mai dimenticata:
I misteri cifrati nelle carte,
E l’amicizia come forma d’arte…

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