Il Dio Denaro

Vorrei, in questo capitolo, raccogliere una serie di pensierini sulla curiosa relazione tra Denaro e Dio, per come si manifesta di questi tempi. Il tema riappare recentemente in inni politici, viene evocato da Pontefici, insomma circola. Mi capitò qualche anno fa di cominciare a raccogliere indizi su quello che pare essere l’annuncio di una nuova religione sincretica, o per meglio dire il risvegliarsi in forme nuove di un antico Dio. Nel caso avessi visto giusto, saremmo all’inizio di un’Era: nel qual caso i dati raccolti potrebbero servire a futuri esegeti, documentando le origini dell’Era medesima. Insomma, il famoso problema di com’era l’Era. Era come è, si potrebbe dire: ma bando alle ciance, e cominciamo a produrre materiali.

Questo piccolo saggio fu pubblicato, su invito di Massimo Donà, sulla rivista Panta nel 2010, esattamente nel numero 29.

NON AVRAI ALTRO DIO AL DI FUORI DI ME

Da un po’ di tempo a questa parte scovo indizi che sempre più mi convincono del fatto che il denaro si presenti come un Dio, e che sincretizzi le altre religioni come un tempo il cristianesimo sincretizzò i culti che incontrò sulla sua strada. Questo Dio che risorge, questo Mammona redivivo che avanza, riempie di sé le forme del linguaggio, le strutture del pensiero, le categorie con cui interpretiamo il mondo: se il nostro paesaggio interiore fosse un territorio, con valli città e castelli, ecco questo Dio sarebbe sarebbe una sostanza che ne contagia gli abitanti, li pervade, e fa loro cambiar lingua e costumi: e noi vivremmo in uno di quei misteriosi momenti in cui c’è un cambio di civilizzazione, e subiremmo gli stessi creativi traumi che provò S.Agostino quando divenne Cristiano da manicheo che era. E non è poco.

Mi viene incontro, questo pensiero, nelle forme del Credo, la prima preghiera che il nuovo Dio sincretizza e ingloba, usando per descriversi le parole che siamo abituati ad attribuire ad un Dio: Signore del Visibile e dell’Invisibile, Unico nella molteplicità dei nomi che gli diamo: Denaro comunque, sotto il nomi di dollaro rublo yen e mille altri. Unica sostanza, invisibile ma Onnipotente, identica nei nomi diversi, che tutto pervade e tutti accomuna, al di là delle lingue e dei costumi: Dio non ha colore. Arriva all’improvviso a rovesciare il senso della tua vita manifestandosi con un miracolo, come accade con una lotteria: ma chiede di essere celebrato con preghiere quotidiane, recitando leggendo e meditando sui listini della borsa, tutti i santi giorni.

Ha la sua gerarchia, mutuata da quella della Chiesa. La chiesa, che stava dall’altra parte della piazza dirimpetto alla banca, è come impallidita, ed una luce nuova ha illuminato la banca: il Dio aveva pervaso di sé l’edificio, relegando la chiesa nell’ombra. Il Confessore, eccolo nelle forme del Consulente Fiscale: il Confessore a cui comunichi le tue irregolarità, e che ti rimette i peccati, nel nome dell’unica Sostanza che accoglie e perdona, anzi Condona. Il Prete, va da sé, è il Direttore della filiale.

Quanto più forte è la tua fede, la tua sostanza economica, tanto più entri, risalendo la gerarchia, ad incontrare Cardinali e Vescovi: Capi Filiale e Strateghi della banca, che suggeriscono investimenti, decidono prestiti e crediti che riguardano, non a caso, la tua “Sostanza”. E sostanza è un termine anch’esso sincretizzato, se la “sostanza” di un uomo è tout court la sua “sostanza economica”.

Peraltro, altri minacciosi giochi di parole vengono a confermare il contagio, la mimetica tecnica di penetrazione del nuovo e antichissimo Dio: non trovate strano che se un tempo, nel percorso sentimentale, si passava dal Fidanzamento al Matrimonio, oggi si passi dal Finanziamento al Patrimonio? Patrimonio, e Matrimonio, che a volte viene “liquidato”, oppure “consolidato”. Saranno casi, ma sono casi assai sospetti di slittamento da un senso all’altro nella stessa parola. Il demone è in azione. Indago ancora, confrontando con amici i miei indizi.

Qualcuno mi fa notare che, nel cambiare delle mode, in quasi tutti i contesti di lavoro cambia il modo di vestire del lavoratore, diventando informale, diversificato. Salvo che per la Finanza: in finanza, nei meetings, ai gradi ufficiali degli incontri di categoria, vale un vestito scuro con cravatta, un abito cerimoniale. La casta ha il suo abito talare. Direi, aggiungo io, anche un certo taglio di capelli. Quindi ci sono dei parrucchieri di curia.

È ancora nella mente di tutti, credo, uno Spot dell’Unione Commercianti di qualche anno fa, nel quale un signore che andava in giro con le borse piene di merci veniva ringraziato da chiunque, per il solo fatto di acquistare merci. Quel video era uno dei primi maturi ragionamenti sulla necessità di far circolare denaro comunque, al di la del senso dell’acquisto. Della necessità di esibire orgogliosamente una fede. La fede che il gesto di acquistare tenesse insieme un sistema condiviso, di cui lo scambio di denaro era il gesto fondante, la testimonianza concreta, l’atto quotidiano da compiere per dimostrarsi dei veri credenti. Mai in quel caso si poteva dir meglio che la pubblicità è l’Anima del commercio: anima purissima, che in quel caso niente reclamizzava se non se stessa.

I richiami al consumo lanciati in tempo di crisi dal Pontefice Massimo del denaro, Bush in USA e Berlusconi da noi, furono un simbolo della difesa della Fede davanti agli attacchi del Male: il Male è la mancanza di consumo, l’indifferenza allo scambio di moneta, una specie di accidia che, come per i cristiani, è il peccato più insidioso. La mancanza di Fede è intollerabile. L’equilibrio o il disequilibrio tra la domanda e l’offerta sono insidiati alla radice da questa accidia del consumo.

E peraltro, Domanda e Offerta non sono termini sentiti altrove, in simile relazione? Non è in una relazione simile che abbiamo imparato a concepire ed a concettualizzare Dio, come infinita Offerta a fronte della nostra Domanda? E quando la nostra Domanda di Dio è bassa, non è più a buon mercato il perdono divino? A qualcuno, nella Divina Commedia, dopo una vita criminale, bastò rivolgere in punto di morte un pensiero alla Madonna: ma tra teologi vicini al pontefice, cattivi consiglieri nonostante l’assoluzione, un solo peccato solo costa l’inferno: “per la contraddizion che nol consente”.

Inoltre, in assenza di Offerta, nel silenzio del Dio denaro, lo spogliarsi di ogni desiderio, il diventare nulla, non fa forse apparire, come se la evocasse, la presenza di Dio, in Ekkart? E non è forse abbassando il proprio costo fino a quasi nulla, spogliandosi, diventando poveri, che il Dio mercato ritorna a visitarci, che si ritorna ad essere concorrenziali?

Diranno a questo punto i miei piccoli lettori che è un gioco semplice avvicinare questi sentieri di significato scavati dentro un paesaggio cristiano medievale alle vicissitudini della moneta. Diranno anche che il paragone non significa nulla, e che sono semplici analogie. E devo qindi precisare che le mie sono solo ipotesi. Ma si fondano sul dato ch, se davvero di una religione nuova si trattasse, circolerebbe rinnovandone la prospettiva per i vecchi canali di pensiero, pervaderebbe di se le nostre abitudini mentali, non ci prenderebbe distruggendo le mura, ma dall’interno della fortezza. Così hanno sempre fatto le religioni, quando hanno vinto. Intendo quindi, semplicemente, verificare quanto e come i canali interni, le vie d’aria e i ponti rechino traccia del passaggio di Mammona. E dopo aver verificato delle somiglianze con l’impianto Giudaico Cristiano, medito su alcune differenze.

Una visibile differenza, per ora, è nell’estetica di questa religione nuova. Il volto del Patriarca, che sia Komeini o Woitila, esibisce nei nostri vecchi culti una vecchiezza che suggerisce o dovrebbe suggerire una relazione virtuosa tra tempo e saggezza, decifrabile dai segni di vecchiaia gloriosa sul viso, come rughe e barbe in genere.

Lo Sciamano del denaro, al contrario, ha un’estetica di plastica, che allude ad una giovinezza infinita. Cui corollario è la sessualità continua. Le fanciulle che circondano il Sacerdote del denaro sono il simbolo della giovinezza che si può scambiare con l’oro, concetto condiviso anche dalle famiglie delle signorine che scambiano giovinezza con oro, per l’appunto sulla base della nobiltà sociale, religiosa, dell’oro che scambiano coi loro corpi. Ad altro alludevano i putti che circondavano i santi: a giovinezze conquistate dalla saggezza (almeno spero). Il Denaro è energia continua, e l’energia è giovinezza.

Ecco l’invenzione della medicina del denaro, dell’età biologica. In questo quadro le corrispondenze sono indiscutibili: un dubbio viene, a vedere Benedetto XVI, che sembra piu giovane di quel che è, e abbastanza lontano dalla sotolineatura della propria età. Segni fisici della battaglia tra due religioni, nell’estetica del leader. Ahminejad, per esempio, sembra esente da questi vezzi. Idem Castro.

Per rimanere in tema, già che ci siamo abbastanza avvicinati, al di là di qualsiasi polemica, Berlusconi è tipico esempio di uno Sciamano del denaro. Il suo potere si basa su qualcosa di religioso, più che di civile. Nessuno lo ha mai votato perché fosse uno statista, o un politico. Ma si sono fidati e rivolti a lui perchè ha fatto i soldi, da uomo comune, dribblando tutte le trappole messe sulla strada dai noiosissimi politici, preti di culti sorpassati, e quant’altro. La suaSsostanza è economica, e il suo linguaggio anche. Si è dichiarato Unto, e probabilmente lo è, non dal Dio dei cristiani, ma da un altro Dio, quello che viene. È tra coloro che più chiaramente manifestano la sostanza religiosa, spirituale, intima, profondissima, del rapporto tra sé e il denaro. E questo rapporto tra sé, il denaro e l’evoluzione nella scala sociale è la materia che fonda una nuova fede, una novissima religione.

Non sembra casuale la sua vicinanza ad altri due sacerdoti del denaro che lo hanno felicemente ibridato con altre due religioni: l’Islam, nel caso di Gheddafi, e il Socialismo nel caso di Putin. In ambedue i casi è evidente la strumentalità dell’uso dell’ Islam oggi, e del Partito Comunista Sovietico ieri. I segni di potenza e onnipotenza sono simili, salvo le differenze geografiche e climatiche. Tigri siberiane e torso nudo a nord est, tende e cammelli svolazzanti a sud ovest. È casomai con lo statunitense Obama e la sua signora che, dato che la battaglia teologica infuria più profondamente in Usa, il nostro ha maggior difficoltà ad essere accettato come profeta.

Un vento revisionista sulle anomalie del profitto a tutti i costi soffia nei concili di Washington: e la crisi finanziaria può somigliare al risultato tragico di una specie di eresia, capitanata da teologi del denaro che ne adoravano l’esistenza ben oltre ogni principio di realtà, proprio in quanto tale, moltiplicazione infinita di sé in sé, e via dicendo: dei mistici, e truffaldini come speso sono i mistici.

Ma non mi sembra una disfatta. Piuttosto, una necessaria fase di assestamento della Grande Regola, che si basa sulle differenze e sul guadagno che si fa a partire dalle occasioni che creano le differenze, dall’energia che creano le differenze. Il Sistema impara a metabolizzare le crisi, evoca nel 2008 i fatti del 1929, risveglia i suoi teologi, interroga i suoi profeti. Ogni Religione trova la sua forza in se stessa. Un simileinterrogarsi nelle crisi, una simile infinita messa a punto non ce l’hanno anche le altre Chiese? Ed i fedeli, che si moltiplicano anche nella crisi, e che nella crisi testimoniano la loro fede stringendo i denti ed aspettando la Ripresa, aspettando il momento che la Sostanza Divina torni a circolare, non ci stupisce che siano in gran parte i poveri? Infinitamente aperti alla Speranza. Qui la Speranza resta, ma aspettando Mammona. E i poveri non smentiscono la loro evangelica tradizione: manifestano, più dei benestanti, la loro fede.

È il povero, incatenato alla Fede di cui lo Sciamano è il sacerdote, che tiene su la baracca: come per il cristiano ogni tabernacolo allude all’apparir di Dio nella Grazia, il povero d’oggi cerca il tabaccaio: e religiosamente gratta il foglietto, riempie la schedina, compila numeri. Dà quello che può, come fosse una tassa per prepararsi al molto che può venire. Condivide. Fa parte della Ecclesia, della Universalità, attraverso il denaro.

Il denaro riscatta, inserisce in una Communitas, attraverso di lui si entra nei meandri di una cultura planetaria sofisticata, come attraverso il Cristianesimo il Socialismo o l’Islam o il Buddismo. Si esce dal particolare, siamo a Montecodruzzo accomunati a chi sta in Hong Kong, Singapore, New York. Unica la fede e la preghiera.

E questa preghiera, è significata dal ritorno nelle case degli Altari. Altari-computers, attraverso gli schermi dei quali puoi giocare in borsa. Ho provato, per conoscerla, questa emozione. Dal tempietto di casa mia, un Apple, appare una schermata di borsa con la quale interagisci. Ho comprato una parte del canale di Suez, e mi sono fatto il desktop con la sabbia e le navi. Sono divenuto parte di Bulgari, ho visto i gioielli. Ho condiviso la sabbia, i gioielli ed il Mar Rosso con uomini e donne di ogni età che, da qualche parte, maneggiavano con me la stessa invisibile poderosa sostanza. Si può dire che ho pregato, in qualche maniera, premendo il pulsante compra e vendi: ho condiviso una comunione, partecipato di un gesto liturgico significativo e universale: “compra e vendi”, rendi visibile l’invisibile e conferma la tua fede nel simbolo che diventa Verità, nel Conto Corrente. Non era forse un gesto sacro, a quel punto?

E la concentrazione con cui studiavo e immaginavo i movimenti della borsa, nella mia ignoranza, non somigliava a quella dei santi inginocchiati nel deserto, fragili nelle loro forze, con accanto un libro e un teschio, misure dei solitari antichi, che attraverso il quadro si sentivano parte di un sentimento comune? Eccomi, povero e inginocchiato, a condividere il dono della ubiquità del denaro, scienza inattingibile e mai definita, che ci determina e che determiniamo, diagramma dell’oscillazione di borsa appoggiato sulla nostra limitatezza, che attraverso la pala del computer venero e contemplo.

Denaro, Sostanza “..umile ed alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio. Tu sei colei che l’umana natura nobilitò cosi che il suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura…” come suonano sinistre, queste frasi dantesche, che descrivono il sistema a specchi della mente, un modo d’essere dell’architettura delle stanze del pensiero che raccoglie adesso una nuova sostanza. E se è vero che è un’impresa quasi impossibile decifrare quando e come Dio ci creò, mentre è più semplice datare l’invenzione di Dio da parte dell’uomo, nelle sue varianti animiste, zoroastriane, buddiste, indiane, ebraiche, cristiane, islamiche, e se pare abbastanza evidente che nella costruzione di dio l’umanità ha usato gli strumenti che aveva per determinare un’equazione tra tempo e realtà, possibile e indefinito, contemporaneità e assoluto, e via dicendo, adatti agli strumenti che aveva per comunicare tra di se, e rispondendo con lo strumento di una religione alle sue infinite domande, specchiandosi nella presenza concreta di una entità astratta e a tutti comune, ebbene non è il denaro questo nuovo Dio che stiamo creando, che ci somiglia e in se raccoglie i modi del pensiero sedimentati, elaborati dalle antiche religioni, contemporanee ma sovente così inadeguate a dire di noi? I nostri ragionamenti sulla Sostanza Invisibile hanno permesso infine di crearne una? Il nostro bisogno di un Dio ne ha creato davvero uno? È non è la sua vittoria in così poco tempo segno di qualcosa di terribilmente vero?

Non produce l’Umanità, per raccontarsi a se stessa, questa religione che tiene insieme, unica, lo spirituale e il materiale, la scienza e la tecnica, e detta la misura e le leggi della convivenza tra i popoli salvaguardando, nel suo eclettismo, le fedi più antiche ad uso di anziani e fanciulli? C’è da domandarsi se questa fede nel denaro non raccolga l’eredità del laicismo rivoluzionario settecentesco, mettendo il codice fiscale al Citoyen, e dotandolo di un Irap: e se non sia lo sbocco definitivo del Socialismo, che ha accentrò la Sostanza economica nelle mani di pochi funzionari di Stato, stimolando nei poveri, la vocazione a riempirsi della Sostanza Nuova, presentandosi oltre il muro in una povertà talmente santa da contentarsi di qualsiasi reddito immediato.

A simile Dio che scende in campo non potevano che contrapporsi gli altri Dei, ognuno assolutamente convinto di essere l’unico. E la battaglia è diventata planetaria: ha coinvolto, oltre la metafora, milioni di persone vive e vegete. Buona parte del mondo Islamico ha identificato gli USA nel Demonio, che appunto è un dio: Satana è il nome che gli integralisti hanno dato alla politica statunitense ed occidentale in medio Oriente.Nel 2001 a N.York, ad essere colpite furono le due torri della religione in questione, non a caso dette il Trade Center, il Centro del Commercio del Mondo. Le scimitarre di Dio tagliano la testa, nella simbologia dell’11 settembre, alle due torri del demonio, il nuovo Dio, il Denaro, che altera i rapporti tra gli uomini, propone nuove liturgie, nuovi sacerdoti e nuove classi dirigenti.

Ed anche i cattolici, per bocca del Papa, davanti all’autonomia sempre maggiore del Dio denaro, un tempo sterco del diavolo, progressivamente accettato come animale selvatico da tenere al guinzaglio (così come al guinzaglio è tenuta la sua petrolifica potenza dalle dinastie religiose dell’islam), ecco che nei giorni della crisi dichiarano che “il denaro non è tutto”, e nonostante le scarpe di Prada lanciano segnali extraeconomici. E prendono le distanze anche dalla politica sui clandestini e sui migranti, più ragionevolmente, in nome del Dio denaro, trattati come merce da camicie verdi italiane e libiche.

Le infinite associazioni qui suggerite rendono improbabile fuggire alla necessità di occuparsi di questo tema. E l’ultima riflessione è sulla dinamica, infinita, fluida indifferenza del corso del denaro, questo Dio che appare vivo e sempre in formazione, da noi determinato e creato, e che ci crea e ci determina. La sua legge è lo scarto d’energia, che permette il mercato, la domanda e l’offerta. Ma a lui, a Mammona, non interessa chi sia il ricco e chi il povero. A lui basta che ci siano. In teoria, se come un gioco di ruolo ci scambiassimo per tre mesi all’anno con dei miserabili del Brasile o del Congo o del Bangladesh, per poi tornare ai nostri posti, per il Sistema sarebbe lo stesso. Naturalmente tenendo conto che lo spaccapietre non sa costruire palazzi, mentre viceversa è piu semplice. La qual considerazione apre le porte a una riedizione del pensiero postcomunista e progressista in genere, indicando la strada per diventar colonne della nuova fede. Potremmo rinnovare il concetto di Uguaglianza declinando lo su quello di indifferenza ai singoli che è l’anima della legge del mercato. E magari un giorno uno Sciamano Cinese, spostando sul pianeta gli esseri umani, permetterà di coniugare le disuguaglianze necessarie al mercato con una relativa uguaglianza di fondo, garantita da un mirabile gioco di ruolo.

Indico ai filosofi questa strada, mentre domando loro dove e come esista un sistema filosofico che eluda questa nuova religione. E insieme chiedo quali filosofie siano, senza saperlo o sapendolo, complementari a questa forma di religione che il denaro simboleggia, e che la civiltà che ci tocca crea in questo momento del suo divenire. E se qualche novello Agostino, rivelataglisi la lettura simbolica della Sacra Scrittura del Mercato, non stia già migrando, in cambio della diocesi di Milano, verso la nuova Fede.

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