Fine gennaio 2020, Bologna, prima delle elezioni.

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Breve rapporto sulle mutazioni della relazione tra i comunisti e le periferie.

Meditando sui fatti del Pilastro,
dove pare che vivan dei signori
che spacciano quel balsamo olivastro
che produce terribili sopori,
mi domandavo, riavvolgendo il nastro
della memoria, quali pizzicori
avrebbe avuto, a questa bella vista,
la locale sezione stalinista.

Che farebbe, un commando stalinista,
ai cinque trafficanti del palazzo?
Prima, controllerebbe quella lista,
per evitare qualsiasi imbarazzo:
e poi, discretamente e fuori vista,
li avrebbe convocati sul terrazzo,
e senza interferenze poliziotte
li avrebbe rieducati a suon di botte.

Oppure, furbi come le marmotte,
uno lo avrebbero lasciato andare,
per poi seguirlo dopo mezzanotte
verificando dove va a spacciare,
e il giorno dopo, passata la notte,
il comitato va a recuperare
i compari coinvolti, li cattura,
e li converte con la stessa cura.

Ma evolvendosi il gusto e la cultura,
i compagni verrebbero a sapere
la differenza, che non si trascura,
tra le droghe pesanti e le leggere.
Onde per cui, cortesi di natura,
proporrebbero a quelli del mestiere
di dividere, in nome dei diritti,
rischi e progetti, perdite e profitti.

E quindi, solidali e zitti zitti,
concedono il profumo ai sofferenti,
e investono i proventi negli affitti
di tutti i bisognosi e gli indigenti:
e procurano a questi derelitti
l’occasione di fare gli studenti
di una gioiosa scuola proletaria,
che studi il mondo dei castelli in aria.

E Bologna sarebbe leggendaria:
e varrebbe la pena di votare.
Peraltro, una visione così varia
c’è stata, in tempi che da ricordare
non son lontani. La straordinaria
fantasia di sapere navigare
tra il dire e il fare, senza complimenti,
e di esser anche belli e divertenti.

Ma se non è così, sono lamenti
mediocri, sulla privacy e i diritti:
stracciature di vesti deprimenti,
che è molto meglio rimanere zitti:
e cali di consenso più evidenti,
nella certezza di essere sconfitti.
E l’astuto lombardo vola via,
e ormai galoppa in una prateria.

 

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