Presepe vivente e cantante
la cantata dei pastori immobili
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con David Riondino narratore Stefano Bollani pianoforte Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni e Mauro Mengali statuine cantanti |
Le statuine del presepe ogni anno riemergono dagli scatoloni in soffitta per essere riposizionate, tese verso la mitica capanna nell'imposiibilità di raggiungerla. I loro pensieri diventano canzoni in un singolare spettacolo messo in scena da DAVID RIONDINO (artista improvvisatore assai colto e sornione) e STEFANO BOLLANI (straordinario pianista jazz con vocazione da comico). Il primo si è occupato del testo e sarà sul palco in veste di narratore; il secondo è l'autore delle musiche che eseguirà al pianoforte, con quattro cantanti nelle vesti di statuine del presepe, Paolo Benvegnù, Monica Demuru , Petra Magoni e Mauro Mengali. Con sorridente malinconia, essi raccontano il destino di chi – condannato a rimanere fermo – non può vedere, parlare e comunicare. Da antiche figure del presepe i quattro si trasformano nei volti del nostro tempo, ricordandi con divertita e divertente amarezza come il destino dell'uomo non sia così dissimile a quello della statuina.
Da il Manifesto dell 8.01.05 - Recensione di Luigi Onori
Presepe vivente e cantante mette insieme la verve teatrale e surreale di David Riondino con la musicalità estrosa e scenica di Stefano Bollani, la cui divisa da jazzista è sempre stata piuttosto stretta. Presentato alla Sala Petrassi dell'Auditorium Capitolinoi il 6 Gennaio, il presepe vivente e cantante prevede un narratore (Riondino, suoi i testi) un pianista ( bollani, autore e interprete delle esuberanti e pregnanti musiceh) e quattro statiune cantanti, i bravissimi Paolo Benvegnù, Monica Demuru , Petra Magoni e Mauro Mengali che mantengono per quasi tutta la piece una postura immobile. David Riondino (sciarpa bianca, bastone e chitarra) anticipa, commenta, suggerisce, provoca, tesse con il suo arguto colloquiare – arricchito da qualche breve inserto canoro- la sua riflessione filosofica, politica, esistenziale.
Si parte dalla condizione assurda e innaturale a cui sono condannate le quattro statiune del presepe che ogni anno, per breve tempo, prendono parte ad una rappresentazione di cui non sanno più nulla e sono quindi, condannate ad una eterna immobilità, persone vivente come congelate nell'attimo in cui sono raffigurati. Così il pastore con la pecorella sulle spalle è bloccato in questa paradossale posizione e può solo figurarsi la bellezza della pastorella che ha davanti ed ella, dal canto suo, può solo immaginarlo – e lo prende per un principe – dato che ne ode solo la voce (le statue si esprimono cantando). L'altro pastore guarga verso l'alto disperatamente e forzosamente aggrappato all'idea del cielo mentre la seconda pastorella parla in una lingua di invenzione (il sardobabilonese) che il dotto narratore traduce con effetti di grande comicità. Nessuno sa in definitiva cosa ci sia all'orizzonte, nessuno ha la più pallida idea di chi ci sia al centro del presepe. Questa dimensione potrebbe apparire cupa e disperante ma nel serrato montaggio tra voci, interventi di Riondino, parti cantate, strutturale presenza di Bollani, scorre lieve in una parabola che nella seconda parte dello spettacolo assume contorni più netti ….
Tra ritmi latini, canzoni, duetti e momenti corali l'operina ha una serie di finti finali. Quello vero è quando il soldato si stacca dal suo piedistallo per abbracciare la sua amata e la mina non scoppia; potrebbe farlo, sottolinea Riondino, ma per ora non espolode. Non è l'amore però che trionfa : è l'impulso irresistibile di “non stare fermi” come cantano le statuette finalmente liberate, a scantonare dai condizionamentio e dai ruoli, dalle gabbie ai conformismi mentalidalla passività politica e sociale, dalla rinuncia del pensiero, alla critica alla fantasia. Con la sua leggerezza e tante risare , il presepe vivente e cantante ha un messaggio fortemente politico e civico, di impegno, quasi di riscatto e, con altri accenti, ricorda le parole di Vandana Shiva pubblicate ieri da Il Manifesto.
Nel presepe della vita sulla terra siamo tutti statuine cantanti ma possiamo provare a non stare fermi.


